Questa frase era ricamata sulla maglietta bianca di una donna che mi sono trovata di fronte in un ufficio mentre sbrigavo pratiche amministrative. L’ho notata subito e mi ha fatto sorridere, immaginando Bennato che canta: «Quanta fretta ma dove corri?... Dove vai?». Abbiamo fretta, corriamo. Vogliamo ottenere presto ciò che ci serve, ciò che desideriamo con sollecitudine. Anzi, prima di subito. Succede così anche nella coppia che si separa: vuole chiudere, risolvere il prima possibile, per voltare pagina e non pensarci più. Bastano poche firme per siglare la fine di una relazione, di un matrimonio, per formalizzare - nel senso di “dare una forma” - la nuova situazione che si viene a creare iniziando a vivere in due case. Eppure la fretta è cattiva consigliera, dice un vecchio proverbio. La fretta dice che non c’è tempo per pensare, dice che è urgente, dice di trovare la soluzione più veloce. È quella che ti fa agire impulsivamente, ti fa prendere decisioni di pancia, mosse dalle emozioni e dai sentimenti confusi del momento, che spesso sono un mix di paura, rabbia, risentimento, ansia, agitazione. La fretta fa perdere di vista la sostanza, che sta nella domanda di Edoardo: «Dove vai?». La mediazione familiare è un ostacolo alla fretta, un cartello che dice stop alla coppia che rischia di inciampare nella corsa alla separazione e al divorzio. Nella stanza della mediazione familiare ci si ferma, si sta seduti e si costruisce insieme al mediatore un nuovo dialogo. Si raccolgono punti di vista differenti. Si cercano insieme soluzioni che guardino avanti, tenendo gli occhi bene aperti e la mente ed il cuore sintonizzati. Chi va piano, va sano e va lontano. «Bella maglietta!» mi sono complimentata uscendo dall’ufficio. Cinzia Bottacini